

La
storia
La
storia ampezzana si alimenta di notizie che diventano certe verso
la fine del primo millennio d.C. Anzi è difficile sapere
se e quali tipi di insediamenti vi fossero nella conca in epoca
romana. Con le dominazioni barbariche e in particolare con quelle
di Longobardi e di Franchi, l'Ampezzano divenne uno dei dieci
centenari in cui fu diviso il Cadore.
Con
esso l'Ampezzano condivise tutte le principali tappe durante circa
cinque secoli di storia. L'imperatore, nel XI secolo, assegnò
il Cadore al patriarca di Aquileia come del resto i territori
friulani. Più tardi il patriarca investì in qualità
di vassalli i Collalto; poi subentrarono i Caminesi che con i
primi erano imparentati.
Alcune
vicende che si risolsero con esito alterno riproposero ancora
il dominio del patriarca di Aquileia.
Come
per il resto del Cadore all'inizio del XV secolo, anche per l'Ampezzano
iniziò l'esperienza sotto la Repubblica di Venezia. Durò
circa un secolo e fu interrotta quando, a seguito delle vicende
della guerra tra le truppe imperiali e quelle venete, gli Ampezzani
nel 1511 optarono per essere sudditi di Massimiliano.
Uscirono
anche dalla Magnifica Comunità di Cadore e il confine meridionale
con San Vito divenne confine di Stato.
Non
fu più tale nel corso del '800 quando l'Impero austro-ungarico
ricomprese il Lombardo-veneto mentre la frontiera fu ripristinata
con l'Unità d'Italia. Gli Ampezzani rimasero sudditi di
Vienna fino al termine della Grande Guerra, quando nel 1918 l'esercito
austro-ungarico fu sconfitto sulla linea del Grappa e del Piave
e i soldati italiani giunsero a Cortina.
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