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l'osservazione
su una «casistica» di 300 persone
Troppo
pc fa invecchiare
L'allarme
lanciato da un chirurgo di Roma. «Fa venire le
borse sotto gli occhi»
Troppe
ore al computer fanno invecchiare precocemente?
Ne è convinto Giulio Basoccu, chirurgo estetico
e docente all'Università La Sapienza di Roma:
«Il computer, se usato tutti i giorni e per molte
ore, invecchia il viso. Fa venire le borse sotto gli
occhi, spegne il colorito della pelle e i segni dell'invecchiamento
sono più visibili». Secondo lo specialista,
a lasciare il segno sul viso di una donna non è
solo un lavoro particolarmente stressante, «A
dare una aspetto stanco, occhiaie e colorito giallastro
-spiega Basoccu- contribuisce anche l'effetto-computer».
«Dall'osservazione di un campione di 300 donne
tra i 30 e i 40 anni che si sono rivolte al nostro studio
- dice infatti l'esperto - abbiamo notato che due su
tre passavano ogni giorno dalle cinque alle otto ore
fisse davanti a un pc. E tutte lamentavano gli stessi
problemi. Profonde occhiaie, rughe più accentuate
intorno e tra gli occhi, pelle disidratata, colorito
giallastro. Il desiderio comune -prosegue Basoccu- era
quello di dare nuova luce a un viso stanco e opacizzato».
SEGRETARIE
E IMPIEGATE - «Gli occhi si stancano, c'è
bisogno di concentrazione e quindi si assumono involontariamente
posizioni di alcune parti del viso che contribuiscono
a segnare la pelle. Quando ci concentriamo aggrottiamo
la fronte e, senza volerlo, forziamo le rughe tra gli
occhi e quelle della fronte stessa. Il fatto di stare
a lungo in un luogo chiuso, d'estate con aria condizionata
e d'inverno con il riscaldamento, aumenta la disidratazione
della pelle». Tutti fattori che contribuiscono
ad appesantire il viso. «Le nostre pazienti, forzate
del computer -continua il chirurgo- sono prevalentemente
segretarie e impiegate, che alzano la testa dallo schermo
solo per la pausa pranzo».
MA
SERVONO ALTRI STUDI - Va però sottolineato
che l'osservazione di qualche centinaio di persone può
servire a stimolare l'attenzione sul problema ma non
rappresenta un campione rappresentativo per cominciare
a preoccuparsi, e iniziare magari terapie o ricorrere
ad altri rimedi che potrebbero non servire. Prima di
qualsiasi decisione varrà la pena attendere qualche
studio clinico controllato eseguito con criteri rigorosi.
(30.09.2008)
Fonte: www.Corriere.it
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