Viene dal cumulo di pietre a secco disposte in forma conica,
chiamato "specchia", che i Messapi utilizzavano come
opere di difesa o postazioni di vedetta.
La
"specchia di pietre" era chiamata nel medioevo Specla
de Amygdalis con riferimento agli alberi di mandorlo di cui era
ricchissima la zona.
Di
qui anche la leggenda della derivazione del nome non dalle antiche
specole ma dalla matrona romana Lucrezia Amendolara.
La
Storia
IX sec., risale probabilmente a questo periodo il
primo piccolo insediamento di contadini e pastori venuti ad occupare
un luogo abbastanza elevato e lontano dal mare da essere considerato
al riparo dalle frequenti scorrerie saracene.
1190, Tancredi è eletto re di Napoli e conte di
Lecce. Con la venuta dei Normanni ha inizio l'era feudale per
la Terra d'Otranto. Specchia entra a far parte della Contea di
Lecce e viene infeudata a Filiberto Monteroni.
1269, dopo la battaglia di Benevento Carlo d'Angiò
concede a Rodolfo D'Alnay la Contea di Alessano comprendente anche
Specchia. L'ultima della dinastia, Caterina, nel 1325 sposa Beltrando
Del Balzo.
1414, la Regina Giovanna, invidiosa della potenza degli
Orsini-Del Balzo, invia nel Salento un esercito con a capo Luigi
III d'Angiò e Giacomo Caldora, famoso capitano di ventura.
Negli anni 1434-35, sotto il governo di Giacomo Del Balzo, la
roccaforte di Specchia è cinta d'assedio dal Caldora, espugnata
e distrutta. Nel 1976, in seguito a lavori di scavo nel giardino
adiacente la Chiesa di S. Nicola, sono venute alla luce fosse
comuni con scheletri di grande corporatura, forse appartenenti
ai guerrieri uccisi durante l'assedio.
1452, Raimondo Del Balzo ottiene dal re di Napoli
e di Sicilia, Alfonso I D'Aragona, di ripopolare Specchia. Sono
riedificati il castello e le mura, e il borgo dà asilo
ai fuggiaschi dei centri costieri, terrorizzati dai Turchi dopo
la loro presa di Otranto (1480). Dai Del Balzo ai Di Capua, ai
Gonzaga, ai Brajda, ai Trane, il feudo di Specchia passa in mano
alle nobili famiglie fino all'estinzione del feudalesimo sancita
con decreto napoleonico il 2 agosto 1806.
1860, il 21 ottobre nel Regno di Napoli si svolge
il Plebiscito che sanziona la sua annessione al Regno d'Italia.
Da quel momento la storia di Specchia non si differenzia molto
da quella degli altri Comuni del Salento.
Il
vicolo, la strada, le corti, la vita che si svolge all'aperto.
Situato in una posizione strategica che domina la pianura sottostante,
il centro storico di Specchia è considerato fra i più
belli del Salento.
Le
strette stradine chiuse al traffico e interrotte da rampe di scale
racchiudono un nucleo abitativo frutto in larga misura di un'architettura
spontanea che ha avuto origine nei secoli XVI e XVII, e che è
giunta quasi intatta sino a nostri giorni.
Al visitatore che in silenzio e in solitudine si avventura per
il borgo, parleranno - ha scritto Antonio Penna -"i semplici
e composti portali catalani o barocchi, le cornici di pietra leccese,
le iscrizioni in italiano o latino, i beccatelli dei balconi proiettati
sulle strade, le logge panciute in ferro battuto, gli archetti
pensili, che ancora adornano le facciate di case un tempo signorili,
i fregi, le statue, le colonne, le edicole votive con immagini
sacre sbiadite dal tempo".
Ancora oggi, il centro storico di Specchia rivela un tipico impianto
medievale che è cresciuto nel XV sec. - il periodo di ricostruzione
delle mura - intorno al primitivo nucleo costituito dal castello.
Si ritiene che la data della ricostruzione di Specchia, dopo le
devastanti guerre tra Angioini e Aragonesi, sia il 1452, e che
il merito vada a Raimondo del Balzo. Ma poiché la strada
principale si chiama ancora "rua", il francesismo riporta
alla dominazione angioina, cioè al XIV sec., quando doveva
già esistere un nucleo organizzato.
Delle antiche mura che cingevano il paese rimangono solo alcuni
frammenti lungo la via che lo circonda ad occidente, mentre nelle
mura di levante si nota uno dei più antichi esempi dello
stemma di Specchia riproducente un mandorlo che cresce su un cumulo
di pietre. Le mura più recenti risalgono invece a 150 anni
fa e sono state da poco ristrutturate.
Il
centralissimo castello Risolo è una struttura fortificata
di impianto cinquecentesco, originariamente isolata e ora congiunta
ad altre costruzioni tra le quali emergono due torrioni alti e
quadrati posti sugli spigoli dell'antica costruzione quadrangolare.
Il
fronte orientale su piazza del Popolo è occupato da una
cortina settecentesca a due livelli, mentre al centro si apre
il portone bugnato sovrastato dallo stemma e da due statue. Appartenuto
a importanti famiglie, si devono ai Protonobilissimi, marchesi
di Specchia nei sec. XVI e XVII, gli interventi di trasformazione
da castello a palazzo marchesale.
La
parte più suggestiva del borgo è quella dietro il
castello, dove tra scalinate e strade brevi e strette, tra i vicoli
e le corti, si svolge la vita della gente, quasi sempre all'aperto,
lasciando i sogni dietro le finestre socchiuse.
La chiesa e l'annesso convento dei Francescani Neri hanno una
data certa, il 1531, quando si svolse nel convento il Capitolo
dei Francescani Neri, come riportato in una iscrizione. Del 1532
è la costruzione della cappella di S. Caterina Martire,
splendidamente affrescata con scene della vita di S. Caterina
e del suo martirio. La cripta, scavata nella roccia è sorretta
da 36 colonnine su quattro linee e porta sulle pareti tracce di
affreschi.
La
chiesa Parrocchiale fu edificata nel 1605 ma ha subito molti rifacimenti.
I pilastri sono in pietra leccese stuccati alla veneziana mentre
gli archi trionfali sono decorati con motivi floreali.
Di
costruzione secentesca sono anche le chiese dell'Assunta e di
S. Antonio, con annesso convento dei Domenicani.
Più
interessante è la chiesa di S. Nicola, edificata nel IX-X
sec. e nel 1587 restaurata ed adattata al rito latino, come ricordato
dalla lapide posta sulla facciata.
Era
di rito greco anche la chiesa di S. Eufemia, la cui abside è
disposta verso oriente, secondo l'uso bizantino, perché
da questo punto cardinale sorge il sole, simbolo della divinità
di Cristo. La pianta è rettangolare mentre l'abside, costituita
da blocchi regolari di pietra locale, ha forma poligonale. Su
di essa si apre una grande bifora che illumina l'interno. La chiesa,
databile fine IX-inizi X sec., è un brandello di medioevo
che rivive in questo angolo di Salento.
Da
vedere, infine, il frantoio ipogeo, recentemente restaurato, testimonianza
storica dell'importanza per Specchia della produzione dell'olio.Il
Capo di Leuca è ricco di queste strutture architettoniche,
realizzate tra il '500 e l'800 e ora abbandonate, che hanno rappresentato
la fondamentale risorsa economica dell'antica provincia della
Terra d'Otranto sotto il Regno di Napoli.